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lunedì 31 agosto 2009

INTERNET/ Susan Pointer (Google): web, la democrazia abita qui



«Questo è uno sviluppo estremamente emozionante, il poter diventare ciascuno di noi testimoni elettronici e promotori di trasparenza, legittimazione e responsabilità». Susan Pointer, responsabile per Google in Europa, racconta a ilsussidiario.net come la rete, con le dovute attenzioni, lungi dall’essere una minaccia può rappresentare uno strumento efficace e concreto di diffusione di conoscenze e di libertà.

Cosa l’ha colpita di più nel Meeting e nel suo tema: “La conoscenza è sempre un avvenimento”?

Ciò che mi ha colpito dal primo momento è stata la energia che proveniva da un gruppo molto numeroso e variegato di persone, convenute nello stesso luogo per incontrarsi e scambiarsi opinioni e idee. Sotto molti aspetti, è lo stesso punto che ho sollevato durante il mio intervento circa la natura dei servizi su internet e le opportunità che offrono per l’informazione e la comunicazione. In questo senso, il tema del Meeting è lo scenario perfetto per qualcuno come me, che crede con passione nel valore dell’informazione come motore per la conoscenza e per decisioni documentate.

Si può davvero parlare di “conoscenza” quando si tratta di internet?

L’accesso alla conoscenza è nel DNA di Google. La nostra raison d’être è di aiutare a organizzare l’informazione nel mondo e renderla universalmente accessibile e utile. Nell’attuale clima di preoccupata incertezza e mancanza di fiducia nel futuro, quello dell’accesso dell’uomo alla conoscenza e alla comprensione della realtà è un tema che non può che entusiasmare. Nel mio intervento a Rimini ho voluto però trasmettere anche il fatto che questa risorsa e questa libertà non devono essere date per garantite, ma devono essere curate, rispettate e usate responsabilmente. Internet mette a nostra disposizione una quantità incredibile di conoscenze, contenuti, esperienze e opinioni; inoltre, attraverso piattaforme di servizio come YouTube e i blog, fornisce gli strumenti per interagire con altri su questi contenuti e di crearne di nuovi. Tuttavia, internet non è il West selvaggio, senza regole e norme di comportamento: ci sono leggi, linee guida delle comunità, meccanismi di imposizione online e offline, e i singoli rimangono responsabili per le loro azioni quando queste libertà vengono usate male.

E se chi le usa non è ancora cosciente di quello che può avere in mano, come i minorenni?

Come società, come genitori, insegnanti, imprese e istituzioni ci spetta il ruolo di guidare, educare e proteggere gli utenti più giovani, soprattutto per le “norme di navigazione”, come succede quando i bambini cominciano a esplorare il mondo naturale attorno a loro. Con l’accesso all’informazione viene anche la responsabilità, individuale e collettiva, e questo è al centro della difesa delle nostre libertà in tutte le comunità, comprese le comunità online.

Sia il Meeting sia internet mettono le persone in contatto, l’uno fisicamente, l’altro virtualmente. Possono queste due realtà collaborare o vi è una barriera effettiva tra il mondo reale e quello “virtuale”?

Le barriere all’entrata nell’accesso ai servizi online e alla comunicazione con altre persone sono state significativamente ridotte dalla tecnologia, soprattutto dove la geografia, la mobilità, gli impegni familiari, la lingua o il costo impedivano l’incontro faccia a faccia. Si veda il gran numero di nonni che, tramite e-mail e il social networking, possono tenersi in contatto con i nipoti, o di genitori con i figli adolescenti in viaggio. La natura intrinsecamente globale della tecnologia di internet ci aiuta a mantenere contatti dove prima erano difficili. I giovani in particolare sembrano avere un’incredibile capacità di fare la spola tra incontri fisici e contatti virtuali, integrandoli senza soluzione di continuità nelle loro relazioni e nel loro modo di vedere il mondo intorno a essi.

Non c’è il rischio di un’alienazione?

Internet non sostituisce il mondo fisico, è un facilitatore, un aiuto. Sotto questo profilo, il web stesso è solo un intermediario in questi scambi, così come il servizio postale o il telefono. Il fatto di essere una piattaforma neutrale e accessibile è uno dei fattori fondamentali della sua rapida adozione come sostegno alla libertà di espressione, alla democrazia, alla comunicazione e all’apprendimento. Per conservare la neutralità delle piattaforme ed evitare di considerarle responsabili dei contenuti generati dagli utenti è cruciale mantenere questi vantaggi.

Dal punto di vista della “bontà” delle informazioni, quali condizioni ci sono perché internet mantenga la sua libertà?

Nel mondo vi sono già stati diversi esempi di iniziative tese a mettere a rischio questo principio di libertà di espressione. C’è stato un esempio anche in Italia, dove quattro dipendenti di Google sono stati rinviati a giudizio perché ritenuti responsabili per un video messo su Google Video da utilizzatori. Il considerare Google (o meglio i suoi dipendenti) responsabili allo stesso livello dei creatori del contenuto è una prospettiva agghiacciante e minaccia di avere un impatto decisivo sullo sviluppo di internet in Italia.

Venendo ai progetti di Google, può descriverci due iniziative che ci sembrano interessanti, Google Books e Google Chrome, e cosa la società si aspetta da essi?

Entrambi i servizi sono nati avendo in mente gli utenti. Con Google Books il nostro obiettivo è di fornire un servizio gratuito che permetta agli utilizzatori la ricerca tra i milioni di libri che esistono nel mondo, di trovare come comprarli on o off line, di leggerli in una biblioteca o, nel caso non siano più coperti da diritti di autore, anche sul proprio computer. Google Chrome è il nostro progetto per creare un browser che risponda alle esigenze del web e alla sua costante evoluzione e che porti l’innovazione in questo campo a un nuovo livello.

Secondo recenti notizie, è sorta una specie di “grande alleanza” tra Microsoft, Yahoo e Amazon contro un presunto monopolio di Google nello sfruttamento dei diritti librari online. Qual è la posizione di Google e in che modo tutto questo potrebbe influenzare lo sviluppo della società?

La costituzione di Google Books sta immettendo maggiore concorrenza nel mercato dei libri digitali, perciò è comprensibile che i nostri concorrenti cerchino duramente di impedire questa maggiore concorrenza. Detto questo, è comico che alcune di queste lamentele provengano da società che compiono sforzi nella digitazione dei libri o che hanno abbandonato i loro progetti nel settore perché non vi erano “spazi commerciali”.

Qual è il ruolo del cosiddetto capitale umano nella vostra società e quali politiche vengono poste in atto a tal proposito?

Sebbene si sia cresciuti moltissimo nei dieci anni passati, abbiamo mantenuto lo spirito della piccola impresa e i nostri dipendenti sono tuttora la nostra più alta priorità. La base dei nostri dipendenti è variegata come quella dei nostri utilizzatori, dato che abbiamo uffici in tutto il mondo.
All’ora di pranzo, quasi tutti mangiano nella mensa aziendale, sedendosi dove trovano un posto libero e conversando quindi con colleghi di tutti gli altri reparti. Il nostro impegno all’innovazione dipende dal fatto che ognuno si senta a suo agio nello scambiare idee e opinioni. Ciò significa che ogni dipendente è coinvolto e ognuno “indossa più cappelli”, perché ciascuno si rende conto di rappresentare una parte importante del nostro successo.

Un’ultima domanda. Secondo lei, lo sviluppo di internet può realisticamente contribuire alla democratizzazione dei media e della società? Il caso dell’Iran, dove il social networking è diventato un mezzo per rompere la censura, potrà essere riprodotto in altre situazioni?

Siamo da molto tempo coscienti delle incredibili opportunità economiche che internet offre a consumatori e imprese. Solo ora cominciamo a capire quanto internet e l’immediatezza e trasparenza che esso offre possano giocare un ruolo fondamentale nel coinvolgere i cittadini nella politica e nel processo democratico, nello spingere governi e istituzioni a rendere conto delle loro azioni e delle loro politiche e nel sostenere i diritti umani e la libertà di espressione. Si pensi all’uso di internet, video e media sociali durante le recenti elezioni negli Stati Uniti per rendere possibile un rapporto a due vie tra candidati ed elettori, o all’importanza di singoli cittadini trasformati in giornalisti nelle recenti elezioni in Iran.
Questo è uno sviluppo estremamente emozionante, il poter diventare ciascuno di noi testimoni elettronici e promotori di trasparenza, legittimazione e responsabilità. L’informazione e la capacità di comunicare sono una risorsa incredibilmente potente. Come già detto, dobbiamo apprezzare, curare e rispettare le libertà che la sostengono.

Facebook non cancella i dati personali, ma promette che lo farà. Fra 12 mesi


Un'indagine della commissione per la privacy del governo canadese, la prima al mondo nel suo genere, ha confermato un sospetto che circolava da tempo: Facebook non cancella i dati personali degli utenti che disattivano i propri account. La legge canadese, come quella di molti altri stati, impone invece alle aziende di conservare i dati personali degli utenti soltanto per il tempo strettamente necessario. Facebook, riferisce la BBC, si è ora impegnata a cambiare il proprio comportamento. Renderà più chiaro agli utenti che possono scegliere fra cancellare e disattivare il proprio account: attualmente l'unica scelta disponibile nelle impostazioni online è la disattivazione (in Impostazioni > Disattiva account), mentre per la cancellazione occorre trovare e usare una pagina separata, che si raggiunge partendo dalle FAQ della Guida e cliccando sulla voce "Voglio cancellare definitivamente il mio account". Facebook indicherà inoltre più chiaramente che la disattivazione non cancella i dati personali dagli archivi della società, perché in questo modo l'utente può cambiare idea e tornare sui propri passi senza perdere tutto quello che aveva immesso in Facebook. La società ha inoltre promesso che darà ai suoi 200 milioni di utenti la possibilità di controllare meglio quali dati personali rendono accessibili ai creatori delle applicazioni di Facebook, come i giochi e i quiz. Le applicazioni dovranno dichiarare quali informazioni vogliono acquisire e dovranno ottenere il consenso degli utenti prima di usarle o condividerle. Finora, dice la commissione canadese per la privacy, gli sviluppatori delle applicazioni hanno avuto accesso praticamente illimitato alle informazioni personali degli utenti. Facebook, tuttavia, ha detto che ci vorranno circa dodici mesi per mettere in funzione queste modifiche, per cui continua ad essere opportuno riflettere su quello che si scrive e si pubblica su Facebook come negli altri siti di social networking.
Suggerisco la Regola della Nonna: mai pubblicare su Internet qualunque cosa che non vorreste fosse vista o letta da vostra nonna. Ad alta voce e sulla pubblica piazza.
Riflessione: come spunto da questo post, vorrei consigliare a tutti gli utenti di Facebook di utilizzare al minimo le applicazioni presenti su FB (test vari, giochi etc) quantomeno fino a quando non sarà chiarito dai gestori del social network quali siano i dati personali che gli sviluppatori delle stesse possono utilizzare o meno.

Facebook: un gruppo pro-pedofilia, come intervenire?


Oggi casualmente con il commento chiaramente negativo di una conoscente di Facebook mi sono imbattuto nel gruppo "IO Sto con i pedofili" che condanno e che la dice lunga sul come sia facile sui social networking e sul web in generale inserire contenuti che vanno contro ogni morale e contro la dignità umana. Il gruppo è stato creato da una certa Ágika Tündik e al momento in cui scrivo vede la presenza di 87 contatti e 400 commenti quasi tutti chiaramente contro questo gruppo, direi aberrante solo il fatto di averlo creato e offensivo nei confronti di tutti coloro che sono stati vittima di questo fenomeno. E ritengo comunque di cattivo gusto se il gruppo fosse stato creato solo come verifica/studio di come la rete cioè noi utenti si reagisse ad un gruppo del genere. La Pedofilia e la pedopornografia culturale dovrebbe essere oggi un REATO e come tale perseguiti tutti coloro che vorrebbero far credere normale ciò che comunemente viene percepito come aberrante. Oggi si fà un gran parlare di leggi ma ogniqualvolta ci si trova di fronte a fatti come questo si rimane impotenti per vari fattori quali il fatto che il più delle volte il server dei contenuti risiede all'estero e non esistono leggi internazionali uguali in ogni Stato. Oggi l'ONU è un organismo che dovrebbe farsi carico del problema appoggiandosi ad associazioni che da anni combattono il fenomeno (METER ed ECPAT su tutte) e far diventare finalmente la pedofilia/pedopornografia "CRIMINE CONTRO L'UMANITA'" con tutto ciò che ne potrebbe conseguire in termine di leggi cui tutti gli stati membri debbono attenersi. Se oggi da un lato è giusto garantire un certo livello di anonimato in rete è anche giusto che siano presenti delle regole e dei "controllori" della rete che puniscano coloro che sono a favore di tutto ciò è illegale. Mi chiedo dal momento in cui i controllori di Facebook ricevono la segnalazione quanto tempo occorra per eliminare questo gruppo. Questo fatto dovrebbe far riflettere e vorrei indicare 2 consigli, uno a tutti gli utenti della rete e l'altro al Dipartimento delle Comunicazioni:

1. Quando si trovano contenuti in rete chiaramente contro la morale e la dignità umana (pro-pedofilia-anoressia/bulimia, suicidio etc) segnalarlo agli amministratori del social networking o se trattasi di un sito web al service provider sul quale risiede il portale e se non basta al servizio di polizia postale e delle comunicazioni;

2. Riformare le funzioni dei CO.RE.COM italiani (comitato regionale per le comunicazioni) formando personale qualificato all'interno per monitorare oltreché i contenuti inadatti ai minori tutto ciò che ineggia l'illegalità e contro la dignità della persona in generale. Da questo punto di vista leggi severe non solo pecuniarie con autorità di riferimento in ciascuna nazione.

Ai consigli sopra esposti aggiungerei un percorso formativo nella scuola italiana partendo dalla primaria sull'uso consapevole, sicuro e legale delle nuove tecnologie. All'educazione civica affiancherei la materia dell'educazione civica della rete. Oggi non è lo strumento a sbagliare ma l'uso che se ne fà. E quello che manca oggi è una base formativa/educativa già a partire dalla scuola primaria(non solo i bambini ma genitori e insegnanti).


Scuola Elettrica: un portale per formare i giovani mediante la rete



Scuola Elettrica esiste su internet, dal 25 gennaio del 2000, ed ha l'obiettivo di formare la cultura dei giovani, partendo dagli anni 6 fino agli anni 30, e oltre.
L'accesso è gratis e anonimo. Si vuole, cioè, fornire una scuola con i contenuti che l'informazione multimediale consente. I fornitori delle informazioni sono tutti coloro, che nell'ambito della propria competenza, hanno qualcosa di valido da dire agli altri e lo rendono disponibile gratuitamente sulla rete internet. In ogni materia di insegnamento vi è un docente esperto che vuole mettere gratuitamente il patrimonio di sua conoscenza a disposizione degli altri.
L'apprendimento si articola su vari livelli di conoscenza, partendo da una
Scuola primaria ( età 6 ÷ 10 anni)
Scuola secondaria di primo grado ( età 10 ÷ 12 anni)
Scuola secondaria di secondo grado ( età 13 ÷ 17 anni)
Università ( età 18 anni in poi)
Ogni scuola viene divisa nei vari anni di corso, con i relativi programmi per le varie materie.
E' prevista una valutazione automatica ed immediata dei livelli di apprendimento acquisiti, mediante quiz o altri metodi di valutazione in linea.
Non si rilascia alcun attestato di frequenza dei corsi; lo studio su questo sito è completatamente gratuito e non ha alcun valore legale in Italia.

sabato 29 agosto 2009

ZuiTube: portale video per bambini


Dagli ideatori di KidZui, il browser internet per la navigazione sicura e protetta dei bambini, arriva ZuiTube, una sorta di YouTube per i più piccoli.

Si tratta di un portale video che seleziona e propone solamente video adatti ai bambini e ragazzi. I filmati provengono dai siti di video sharing alla YouTube appunto e sono suddivisi per categorie: serie Tv e cartoni animati, film, musica, filmati divertenti. Tutti i video e i relativi canali sono approvati dagli insegnanti e i genitori che partecipano al progetto. Dispone di una modalità TV che riproduce contenuti senza tregua in successione anche a schermo intero. I video, aggiornati di continuo, possono essere votati e condivisi nei siti sociali. L’accesso al sito è gratuito e non si richiede registrazione obbligatoria.

Fonte: Maestro Alberto

venerdì 28 agosto 2009

Truffe Affitti: Stai Attento Su Internet!


Riprendo questo post interessante di Salvatore Aranzulla che ritengo possa essere utile a chi si appresta ad utilizzare il web alla ricerca di un locale o appartamento da affittare.


"Tu, tu, tu. Sono le 10.30. Tu, tu, tu. Guardo l’orologio. Le 12.00. Perché non risponde? Tu, tu, tu. Niente da fare, è il terzo giorno che provo a chiamarlo inutilmente. Leggo meglio l’annuncio. Lo provo a contattare via e-mail.
Se ha realmente intenzione di affittare il suo monolocale, mi risponderà. Non ho nemmeno finito di inviare l’e-mail, che ricevo subito una risposta. Buongiorno, il mio nome è Charles Sullivan e io sono un chirurgo pensionato di 65 anni. Tempo perso, è una truffa.

Devo confessarlo, mi sono divertito. Sul serio, mi sono divertito a cercare per ore ed ore sulle pagine di Vivastreet e Kijiji l’appartamento perfetto da prendere in affitto a Milano. Alla fine, l’ho trovato. Grazie ad Internet, certamente. Nelle mie ricerche virtuali, tuttavia, non pochi truffatori hanno cercato di raggirarmi. Se anche tu stai cercando un appartamento o una stanza da prendere in affitto consultando gli annunci on-line, stai attento. Potresti incappare in qualche truffa e perdere un sacco di soldi. Ti racconto la mia esperienza. Le 3 di notte. E’ questo. Sì, è questo il monolocale che cercavo. E’ perfetto: vicino al mio ufficio e alla Bocconi, che frequenterò da Settembre, completamente ristrutturato e nel budget. La mattina seguente, alzo la cornetta del telefono e provo a chiamare il proprietario per programmare una visita all’appartamento. Non risponde nessuno.
Per più di tre giorni consecutivi e in diverse ore del giorno, ho provato a richiamare il presunto proprietario senza alcun risultato. Questo fatto è già indicativo. Chi mette un annuncio in Rete per affittare un appartamento, difficilmente sarà irraggiungibile per così tanto tempo.
Quando mi sono reso conto che si trattava di una truffa, ho fatto una piccola indagine sul numero di telefono inserito nell’annuncio. Ho scoperto che esso appartiene ad un centro di bellezza chiuso per ferie. Così ho capito. Il truffatore ha inserito un numero di telefono esistente per dare maggiore credibilità al suo annuncio truffaldino.
Tuttavia, dato che nessuno avrebbe mai risposto alle chiamate, gli interessati all’appartamento lo avrebbero contattato alla fine via e-mail. E così ho fatto. La risposta alla mia e-mail è stata pressoché immediata. Quella ricevuta è una e-mail impersonale e “confezionata”. Contattando lo stesso truffatore da un altro indirizzo e-mail, ho ricevuto, infatti, la stessa identica riposta. A detta dell’e-mail, piuttosto assurda e poco convincente, l’appartamento appartiene ad un sessantacinquenne scozzese. Viene sottolineato il prezzo conveniente: alla modica cifra di 700 euro al mese, ti porti a casa un monolocale ristrutturato e tutte le utenze pagate. Se una cosa è troppo bella per essere vera probabilmente non lo è. Quella cifra è troppo bassa rispetto agli altri monolocali nella stessa zona di Milano. Questo è stato un primo campanello di allarme.
Buon giorno, il mio nome è Charles Sullivan e io sono un chirurgo pensionato di 65 anni. Ho ereditato l’appartamento a Via #Nome della via# – 20141 Milano, da mia sorella Marry Sullivan nel 2007, ma non ho mai vissuto in questo appartamento, perché ho vissuto a Glasgow, in Scozia nel corso degli ultimi 30 anni. Ho cercato di vendere l’appartamento, ma non ho potuto ottenere il prezzo che sto cercando così ho deciso insieme a mia moglie e mia figlia di affittarlo a qualche persone piacevole. L’appartamento è esattamente come si sta vedendo nelle foto, completamente arredato, ma ho la possibilità di inviare tutti i miei mobili in un deposito se Lei desidera portare il proprio (senza costi aggiuntivi). Il canone di affitto per 1 mese è di 700 EURO (per l’intero appartamento) compreso tutti i servizi di utenze (acqua, elettricità, Internet, cavo TV, parcheggio, ecc.)Il periodo di affitto minimo è di 2 mesi.
Un secondo campanello d’allarme è costituto dalla storia presentata. Il presunto proprietario, o per meglio dire il truffatore, ci informa che le chiavi dell’appartamento sono in Scozia. Dovrei andare io a recuperarle oppure me le farà recapitare attraverso una presunta agenzia britannica.
È possibile spostarsi nel appartamento nello stesso giorno in cui si ricevono le chiavi. L’unico problema è che non possiamo lasciare Scozia perché siamo troppo vecchi per venire e mia figlia non può lasciare il suo lavoro. Forse avete la possibilità di venire qui a prendere le chiavi e in questo modo siamo in grado di conoscersi meglio. Se Lei non puo venire, non c’è bisogno di preoccuparsi, ho fatto tutte le disposizioni di affittare l’appartamento da qui, con una agenzia britannica che si occuperà delle attività per me (senza costi aggiuntivi per voi). Se non siamo in grado di incontrarci faccia a faccia è molto importante per me e mia moglie a vedere le persone che affiterano l’appartamento almeno con una webcam.Quindi, per favore, aggiunga il indirizzo Messangger #contatto messenger# per una video conferenza. Inoltre potete darmi il vostro numero di telefono così mia figlia puo chiamarvi, se volete discutere per telefono.
Cordiali saluti, Charles Sullivan
Mi chiede di aggiungerlo su MSN Messenger per scambiare quattro chiacchiere. Lo faccio. Lo trovo subito online. Mi chiede di effettuare una videoconferenza. Non posso, non ho webcam. Mi presento e gli spiego che denuncio i truffatori sul mio sito Internet. Imperterrito, sposto il discorso sulle chiavi dell’appartamento.
Salvatore Aranzulla: Non riuscirei a venire a Glasgow per le chiavi.

Charles: nessun problema se non puoi venire, perché ho una società britannica che può consegnare le chiavi e si prendono cura del contratto di affitto, ma ovviamente abbiamo bisogno di alcune garanzie

Salvatore Aranzulla: Quali sono queste garanzie?

Charles: ora vi spiego tutta la procedura utilizzata dalla società in questione, ok?

Salvatore Aranzulla: ok, grazie

Charles: se siamo d’accordo sul prezzo di affitto lascero le chiavi presso la società

Charles: dopo che ricevera le informazioni sul trasporto, deve fare un deposito di 2 mesi con la società di trasporto per avviare la consegna

Charles: questa è una garanzia in modo che io posso avere la certezza che siete davvero interessati affittare e avete i soldi per farlo

Charles: e se si mantiene l’appartamento, tale importo rappresenta i primi 2 mesi di affitto

Charles: dopo che la società controlla il vostro pagamento, avvia il processo di trasporto e Lei ricevera le chiavi entro 1-2 giorni

Charles: dopo aver ricevuto le chiavi avrà 5 giorni a disposizione per controllare l’appartamento per decidere se affitarlo oppure no

Charles: se Lei non accetta di affittare il mio appartamento, la società Le darà il vostro denaro indietro nello stesso giorno, non si perde nulla!

Charles: se accetta di affittare l’appartamento, firmerà tutti i documenti e l’operazione è terminata
Il truffatore vorrebbe che mi facessi fregare da lui. A detta sua, dovrei versargli 1400 euro senza firmare alcun contratto per ricevere (si, come no!) le chiavi per vedere l’appartamento. Se l’appartamento non dovesse piacermi, potrò restituirgli le chiavi e avere i soldi indietro.
Ma non è più semplice vedere prima l’appartamento e poi, firmato un contratto, pagargli le due mensilità? No, non è possibile. La truffa consiste proprio in questo: inviati i soldi, il truffatore sparirà senza inviarci la chiave dell’appartamento “affittato”, che probabilmente nemmeno esiste.
Salvatore Aranzulla: E’ possibile vedere l’appartamento ora?

Charles: se Lei puo fare il deposito oggi le chiavi le ricevere dentro di 2 giorni

Salvatore Aranzulla: ma io prima voglio vedere l’appartamento

Charles: capisco

Charles: in ogni caso ho anche io bisogno delle mie garanzie, ma in finale, lei ottiene un buon appartamento in una zona piacevole ad un prezzo molto buono, come gia lo sa

Salvatore Aranzulla: si, ma prima vorrei vedere l’appartamento. Se mi piace, possiamo fare il contratto ed io posso pagarle anche un anno intero di affitto in un’unica soluzione.

Io ho capito subito che si trattava di una truffa e non mi sono fatto ingannare. Non si sono accorti di questa tipologia di truffa molti dei miei lettori, che hanno versato a truffatori del genere delle caparre piuttosto elevate, anche sull’ordine di qualche migliaia di euro.
Una lettrice che cercava una stanza in affitto a Berlino è stata truffata in questo modo. Dopo aver intascato 300 euro della caparra, il truffatore è sparito, lasciando la ragazza in mezzo alla strada.

Google abusa delle news?


Il servizio dedicato alle notizie finisce sotto la lente dell'Antitrust: gli editori italiani temono che la Grande G vampirizzi le entrate pubblicitarie. Google Italia ribatte: l'aggregazione è traffico e utenti per gli editori.

Google News aggrega e ordina contenuti, organizza link, fa convergere i cittadini della rete e li indirizza verso le pagine sulle quali gli organi di informazione riversano notizie supporate dalla pubblicità. Ma gli editori non ci stanno: la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha mobilitato l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L'Antitrust italiano ha avviato un'istruttoria per verificare la posizione di Google, per accertarsi che non abusi dalle sua leadership nel mercato dei motori di ricerca, che non attenti alla concorrenza nel mercato pubblicitario online. Gli editori di FIEG si sono rivolti all'Authority alla fine del mese di luglio: il provvedimento, pubblicato in queste ore sul sito del Garante, illustra le motivazioni e le rivendicazioni degli operatori italiani dell'informazione. Google non sarebbe un disinteressato gatekeeper, non organizzerebbe il fluire dell'informazione in maniera oggettiva, indirizzando gli utenti verso il rivolo che più li interessa: gli editori ritengono piuttosto che Google possa servirsi di Google News per consolidare la propria posizione nella gestione degli spazi pubblicitari online, attentando alle tradizionali dinamiche di raccolta pubblicitaria su cui fanno affidamento le testate online. L'Antitrust traccia una panoramica del mercato pubblicitario in rete: facendo riferimento ai dati emersi nel quadro del procedimento comunitario seguito alla acquisizione di DoubleClick, si osserva che Google nel 2006 si sarebbe ritagliato una quota compresa tra il 42 e il 58 per cento del mercato dell'intermediazione nella compravendita di spazi pubblicitari. Una percentuale che l'AGCM ritiene che Google abbia "ulteriormente consolidato" con l'evolvere del mercato e l'offerta di nuovi servizi, una percentuale che si rivelerebbe ancor più importante considerato che le dimensioni di Google sono in grado di attirare nella propria orbita una rete di contatti più fitta ed estesa rispetto alla concorrenza. Per quanto riguarda la posizione della Grande G in Italia, l'Antitrust prende in considerazione il mercato della pubblicità affiancata al search: "si rileva come vi siano significative barriere all'entrata derivanti degli ingenti investimenti irrecuperabili necessari per sviluppare e promuovere un motore di ricerca alternativo a Google". Google detiene una posizione dominante su entrambi i mercati, spiega l'Antitrust: occorre ora determinare se e come Google possa abusare di questo primato. Il servizio di aggregazione di Mountain View, riconosce l'Antitrust, rappresenta "un importante portale di accesso ai contenuti dell'editoria on-line italiana, potendo in una certa misura indirizzare i flussi degli utenti verso determinati siti, e allo stesso tempo un elemento di traino dell'insieme di servizi offerti da Google ai propri utenti". Gli editori, nonostante si giovino del traffico e degli utenti smistati e indirizzati da Google News sulle pagine delle proprie testate, lamentano il fatto di essere esclusi dai meccanismi che regolano l'aggregazione e la visibilità delle notizie mostrate dal servizio. "Le pratiche tecnologiche con cui Google forma i propri indici (ranking) dei contenuti riportati su Google News Italia e i propri indici di risposta alle queries degli utenti - osserva l'Antitrust - non sono trasparenti": Google, operando secondo criteri insondabili, sarebbe in grado di garantire visibilità ai contenuti e alle inserzioni ospitati da certi organi di informazione piuttosto che da altri, da organi di informazione che si servono di certi intermediari piuttosto che di altri, così, spiega l'AGCM, "La mancanza di trasparenza, secondo FIEG, procura danni agli editori che competono con Google nel mercato della raccolta pubblicitaria on-line".L'editore, osserva inoltre l'Authority, "non avrebbe la possibilità di controllare quali dei propri contenuti possano essere indicizzati e resi accessibili tramite Google News". Gli editori italiani, così come gli editori di altri numerosi paesi, sono impensieriti dalla presenza dei propri contenuti su Google News: il servizio linka a pagine interne della testata, scavalcando l'home page, fruttuosa in termini pubblicitari; i titoli e gli estratti delle notizie ospitati da Google potrebbero vampirizzare gli altrui contenuti, veicolando pubblicità da cui solo Google trarrebbe vantaggio, come già avviene nella versione statunitense del servizio. Gli editori di FIEG non sembrerebbero voler rinunciare alla presenza fra i risultati delle ordinarie ricerche degli utenti, ma vorrebbero che venisse loro garantita la possibilità di scegliere se figurare o meno fra i grappoli di notizie raccolti e organizzati dall'aggregatore.L'istruttoria è ora stata avviata, le parti potranno intervenire per chiarire la propria posizione. Google Italia, contattata da Punto Informatico, mantiene il riserbo e non si discosta dalle posizioni espresse finora: "Stiamo raccogliendo ulteriori dettagli, benché sappiamo che la notifica sia relativa a Google News, un servizio che porta traffico e utenti ai siti dei giornali".

Fonte: Punto Informatico - Autore: Gaia Bottà

Gb: Facebook, assicurazione piu' cara



Per compagnia dati su web aiutano topi d'appartamento

(ANSA) - LONDRA, 27 AGO - Una assicurazione sulla casa piu' cara per utenti Facebook: la studia un'impresa britannica, secondo cui i dati su web aiutano i ladri. Secondo uno studio commissionato da Legal & General, e' semplice per i ladri mettere insieme informazioni sulle proprie vittime tramite siti come Facebook: conoscere le loro abitudini e quando non sono in casa. Su 2.000 utenti intervistati circa la meta' non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su internet.

giovedì 27 agosto 2009

Motorola: più sicurezza alle reti wireless



Da Motorola una innovativa soluzione per la sicurezza delle LAN wireless, nata per facilitare la vita agli amministratori di sistema e in grado al contempo di diminuire gli elevati costi di consulenza IT.

Si chiama "AirDefense Wireless Vulnerability Assessment" e rappresenta una tecnologia ideata da Motorola, nata con l'intento di semplificare la gestione e la messa in sicurezza delle reti wireless. Gli amministratori di sistema potranno così operare autonomamente da remoto, riducendo i costi legati alla consulenza IT. Normalmente, gli amministratori di sistema si vedono costretti da operare alla messa in sicurezza delle reti wireless attraverso strumenti tradizionali che spesso mal si adattano alle moderne LAN senza fili.
Motorola AirDefense permette invece di effettuare test in grado di valutare la sicurezza di ciascun Access Point senza fili; grazie alla possibilità di eseguire report di conformità, diviene quindi più facile trovare e mettere in sicurezza le eventuali falle, operazione che può essere condotta dagli amministratori in piena autonomia, agendo da remoto.
La tecnologia "Wireless Vulnerability Assessment" evita quindi la presenza di ulteriore personale presso uffici remoti, al fine di condurre i test, limitando così i costi di gestione, oltre ad offrire una perfetta adesione agli standard PCI DSS 1.2.
Motorola AirDefense Wireless Vulnerability Assessment si presenta come un add-on per Motorola AirDefense Enterprise Wireless Intrusion Prevention System (Wireless IPS).
Grazie quindi alla sua particolare configurazione, la soluzione Motorola permette di rendere sicure la rete wireless contro minacce esterne di ogni natura, compiendo sessioni da remoto che simulano il punto di vista di un hacker intendo a violare la sicurezza di una rete wireless aziendale.

Venditori su eBay controllati dalla Guardia di Finanzia: prime denunce per evasione fiscale


La Guardia di Finanza ha avviato dei controlli sui venditori di eBay. Scoperti e denunciati i primi evasori fiscali.

La lotta all’evasione fiscale passa anche per Internet. Sotto osservazione sono gli utenti di eBay, nello specifico i venditori che traggono profitto dalle operazioni effettuate sul noto sito di aste on line.
Il primo frutto dell’attività di monitoraggio si è avuto ieri, quando la Guardia di Finanza di Terni ha scoperto un evasore totale della città umbra, accusato di non aver dichiarato al fisco 60 mila euro di ricavi ottenuti in un solo anno. L’uomo, che su eBay vende pietre preziose e prodotti di bigiotteria, avrebbe dunque evaso l’IVA per circa 18.000 euro.Non tutti i venditori che operano su eBay sono finiti nel mirino della Guardia di Finanza. Chi vende prodotti in maniera sporadica e discontinua e chi opera come collezionista non viene preso in considerazione. Le Fiamme Gialle, infatti, stanno tenendo d’occhio quelle attività che possono essere associate a una vera e propria attività commerciale. In sostanza, gli uomini della Guardia di Finanza scandagliano le migliaia di utenti di eBay alla ricerca di coloro che beneficiano di transazioni di un certo rilievo e che ottengono un valore del venduto di una certa consistenza. eBay si è sempre messa a disposizione della Guardia di Finanza e non ha mai ostacolato controlli di questo tipo, anche perché i gestori della società non sono responsabili in alcun modo delle operazioni fiscali degli utenti che si servono della piattaforma.

Cracking Wireless Tool #1: Aircrack-ng

Iniziamo con questo articolo un breve tour alla scoperta di tool per effettuare il cracking di reti wireless, in particolare quelle protette con chiave WEP.
Come capitato in altre occasioni, come ad esempio, quando abbiamo presentato una serie di software di hacking, si tratta di una presentazione a soli scopi didattici e non un invito ad utilizzare questi prodotti per scopi illegali. Può invece essere utile per fare piccoli test sulla propria rete WiFi di casa, per studiare il comportamento di questi tool e per verificare la robustezza delle proprie chiavi.
La gamma di prodotti per recuperare le chiavi di reti wireless è veramente ampia: noi ne tratteremo 2, quelli che secondo la nostra opinione, sono i migliori e i più utilizzati.
Vedremo quindi Aircrack-ng e WEPcrack. Capiremo anche come un ottimo prodotto, come Wireshark (o Ethereal) sia utile per il nostro scopo. Aircrack-ng, come riporta il sito ufficiale, è un software di cracking per Linux per reti 802.11 WEP e WPA-PSK, che è in grado di ricavare le chiavi di accesso una volta che la giusta quantità di dati è stata catturata. Implementa l’attacco FMS standard e l’attacco ottimizzato di KoreK (un metodo di cracking statistico per il recupero di chiave WEP), rendendo l’attacco molto più veloce rispetto ad altri tool per WEP cracking.
Di fatto, aircrack è una suite di strumenti per verificate il livello di sicurezza delle reti senza fili:
- Airodump per la cattura di pacchetti 802.11 (sniffer);
- Aireplay per il packet injection;
- Aircrack per il cracking di chiavi WEP e WPA-PSK;
- Airdecap decifra file catturati WEP/WPA.
Per l’installazione rimandiamo al sito ufficiale, ricco di dettagli e riferimenti puntuali.
Prima di iniziare a cercare reti, è necessario mettere la scheda di rete wireless in “monitor mode“, ossia in quella modalità che consente al vostro sistema di rilevare ogni pacchetto wireless presente nei paraggi. Per mettere la scheda in monitor mode occorre digitare dalla shell: airmon-ng [channel]
Con il comando iwconfig è possibile verificare l’abilitazione della modalità monitor della scheda wireless. Ora è possibile procedere con lo sniffing: airodump-ng
Siamo in grado di recuperare le seguenti informazioni:
BSSID dell’AP (indirizzo MAC);
ESSID dell’AP (nome della rete);
Channel (canale);
il tipo di chiave, ad esempio WEP.
Ora fermiamo airodump (ctrl +C) e lanciamo nuovamente airodump-ng con questi parametri:
airodump-ng -c -w
In questo limitiamo la ricerca al solo canale interessato e salviamo le informazioni catturate su un file. Ora non ci rimane che procedere con un attacco tra i seguenti (spiegati nel wiki di aircrack-ng):
Attack 0: Deauthentication;
Attack 1: Fake authentication;
Attack 2: Interactive packet replay;
Attack 3: ARP request replay attack;
Attack 4: KoreK chopchop attack;
Attack 5: Fragmentation attack;
Attack 9: Injection test.
Disponibile e pienamente supportato per Linux, esiste anche una versione per Windows, non supportata, per la quale è necessario svilupparsi da sé le dll per interfacciarsi con la scheda Wireless.

Fonte: Oneitsecurity.it - Fabrizio Sinopoli

Italia, Google per le biblioteche

Solo ieri mi ritrovavo a pubblicare un post relativo alle scuole di Bologna che rivendicavano il fallimento della rivoluzione digitale nella scuola italiana e oggi mi ritrovo questa bella notizia riportata su Punto Informatico che accresce la speranza che anche la scuola italiana si possa rinnovare anche grazie a questo probabile storico accordo tra il Ministero dei Beni Culturali e Google.

"Accordo vicino tra Beni Culturali e Mountain View: un patrimonio da 16 milioni di testi potrebbe essere salvato dal digitale. Gli editori avvertono: solo con l'espressa autorizzazione dei detentori dei diritti.
Un tesoro librario da 16 milioni di testi, tra libri e manoscritti protetti dalle principali biblioteche italiane. Un patrimonio di carta rilegata che ha custodito il passato dello Stivale e che continuerà a sopravvivere nel tempo, grazie ad una consistente opera di digitalizzazione e successivo riversamento sul web. È stato infatti annunciato un accordo imminente tra il Ministero dei Beni Culturali e Google Books, per affidare ai suoi tecnici il salvataggio online della letteratura italiana."Il progetto - ha spiegato a La Stampa Mario Resca, direttore generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale - è di prendere lo sterminato patrimonio delle quarantasette biblioteche gestite dal ministero, fra cui ci sono le due biblioteche nazionali di Roma e Firenze, e di metterlo in Rete". Resca ha così sintetizzato l'essenza ultima di quella che nelle sue stesse parole è stata definita partnership, i cui dettagli verranno discussi e ufficializzati entro un paio di mesi. Resca ha parlato di un'operazione guidata da tre motivi essenziali: primo, digitalizzare il tesoro letterario; secondo, evitare che disastri come l'alluvione di Firenze facciano perdere il contenuto di testi importanti. Il digitale, quindi, come copia di backup che salverebbe se non i volumi in copertina e pagine, almeno il loro contenuto. Resca, infine, ha parlato di un terzo motivo: "promuovere la conoscenza, renderla accessibile a tutti; è anche un fatto di democrazia". Un progetto lanciato anni fa dall'azienda di Mountain View, accolto dalle biblioteche di numerosi paesi europei, ma non particolarmente bene dalla Bibilothèque Nationale de France (BNF) che ha cercato a lungo di trovare sistemi di digitalizzazione alternativi a quello proposto da BigG. È recente, tuttavia, quella che è stata vista come una resa da parte di Parigi: la BNF ha trovato un accordo con la Grande G, visti i fondi troppo scarsi messi a disposizione dal governo."Non ci fermeremo con il nostro programma di digitalizzazione - ha spiegato il responsabile BNF Denis Bruckmann - ma se Google ci fornisce la possibilità di andare avanti in maniera più spedita, allora perché no?". Più o meno simili le parole di Resca che ha parlato di un'attività decisamente accelerata grazie ai mezzi che solo Google può mettere a disposizione: l'Italia ci metterà il patrimonio delle arti e delle lettere. L'operato della Grande G è però da tempo sotto la lente degli editori: la digitalizzazione massiva dei testi crea inevitabilmente degli attriti con i detentori dei diritti. Per questo motivo l'Associazione Italiana Editori (AIE) ha messo le mani avanti: "Siamo interessati ad ogni iniziativa che conserva e valorizza i beni culturali e librari - ha dichiarato il presidente Marco Polillo - ma solo nel rispetto del diritto d'autore". Le notizie diffuse in queste ore hanno fatto riferimento a un patrimonio bibliotecario che consta di 16 milioni di opere, una mole che potrebbe comprendere anche testi ancora protetti dal diritto d'autore: "verrebbe da pensare che tutte le opere, anche quelle ancora sotto tutela del diritto d'autore, debbano essere oggetto di riproduzione e messa a disposizione sul web - ha osservato Polillo - Questo naturalmente non potrà essere possibile se non nel rispetto dei diritti e con la preventiva ed espressa autorizzazione degli autori ed editori interessati".

mercoledì 26 agosto 2009

Wikipedia, agli editor l'ardua sentenza

La revisione ad opera degli utenti più esperti sarà realtà anche per la versione in lingua inglese. Per tutelare l'enciclopedia libera dai vandali da articolo web

Roma - Se si prova a ricercare la parola Wikipedia nel motore dell'omonimo sito web, si viene a sapere che è una enciclopedia multilingue collaborativa, online e gratuita. Facendo scorrere la pagina, si scopre anche che la caratteristica primaria di Wikipedia è il fatto che dà la possibilità a chiunque di collaborare, utilizzando un sistema di modifica e pubblicazione aperto. Non del tutto vero: entro alcune settimane la versione in lingua inglese della popolare enciclopedia libera assisterà all'implementazione di quella che è stata chiamata flagged revision. La verifica delle revisioni è un'estensione sviluppata per il software MediaWiki che, in sostanza, fornisce a editor con esperienza già accumulata nella comunità il potere di autorizzare ogni modifica ad articoli riguardanti le biografie di personaggi viventi. Una sorta di sistema di tutela, in pratica, volto a preservare l'oggettività e, soprattutto, la veridicità dei contenuti di en.wikipedia che ha superato i tre milioni di articoli ed è stata modificata oltre 300 milioni di volte. Modifiche, appunto, che non sempre si sono rivelate in linea con gli obiettivi della comunità, come ad esempio quelle relative alla morte improvvisa di Ted Kennedy e Robert Byrd durante il pranzo inaugurale della presidenza di Barack Obama. Decessi tanto fulminanti quanto assolutamente falsi che hanno preoccupato il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, pronto a suggerire la flagged revision dopo la sua introduzione nel maggio 2008 nella versione in lingua tedesca.

Ora, Wikimedia Foundation si è dichiarata ferma nella decisione di avviare al più presto il sistema delle revisioni. Il CEO Michael Snow ha, infatti, parlato di una comunità troppo indulgente verso errori ed ambiguità, da considerare parte di un passato eccessivamente morbido nei confronti di veri e propri vandali da articolo web: "Adesso ci sarà minore tolleranza per questo tipo di problemi".Intanto, Jimmy Wales ha parlato di una fase preliminare di testing, per analizzare le dinamiche che emergeranno con la flagged revision. "È un test - ha spiegato il fondatore di Wikipedia - Siamo interessati a tutti i problemi che si presenteranno. Quanto tempo ci vorrà perché qualcosa sia approvato? Ci si metteranno un paio di minuti, giorni, settimane?".

Scuola, fallita la rivoluzione digitale. L’E-book non convince, nel frattempo il cartaceo aumenta

BOLOGNA, 25 AGO. – Da quest’anno, doveva partire la “transizione” verso il digitale. Ma l’iniziativa non ha fatto proseliti e la preferenza, anche questa volta, rimane per il cartaceo. Non ha riscosso grande successo l’e-book, nelle scuole bolognesi. La novità introdotta dal ministro Mariastella Gelmini è stata accolta piuttosto freddamente dagli istituti. Nonostante i servizi on-line siano ormai tanti, quello dell’e-book per ora resta in cantiere. I testi digitali adottati quest’anno sotto le Due Torri sono una percentuale bassissima, che in alcune scuole non ha raggiunto nemmeno il 2%. Questo perché in tanti preferiscono attendere la riforma delle superiori che ci sarà 2010. Dal 2012, negli istituti scolastici, il digitale sarà la regola, anche se questo lascia ancora alcune perplessità. Poiché, se per le scuole bolognesi non ci saranno grossi problemi nell’adottare questo tipo di libri -visto che molte usufruiscono già di vari servizi on-line tra i banchi -, c’è chi ha sollevato dubbi per quanto riguarda gli istituti dei piccoli paesi e le famiglie che ancora non possiedono un computer. Per alcuni sarà un passaggio tutt’altro che facile. Ma la circolare pubblicata a febbraio, sulle adozioni dei testi parla chiaro: entro il 2011/12 bisognerà scegliere solo libri «utilizzabili nelle versioni on-line scaricabili da Internet o in versione mista». Una novità che, per ora, fatica ad ingranare. Ma potrebbe prendere piede dopo che il Codacons, secondo le prime stime, ha calcolato che, tra corredo e libri, le famiglie italiane spenderanno in media il 5% in più rispetto al 2008. C’è da dire che in questo 2009, l’aumento dei testi è stato più misurato rispetto agli anni scorsi, grazie all’indagine dell’Antitrust e all’intervento del Governo, ma comunque sempre in crescita. Salvo vocabolari e dizionari che registrano aumenti anche del 10%. Dopo il blocco delle edizioni deciso del ministero dell’Istruzione il Codacons, per risparmiare sui libri, ha chiesto la collaborazione delle scuole, lanciando l’iniziativa del mercato dell’usato. Un libro già utilizzato si potrà vendere abbattendo fino al 50% il prezzo di copertina. Sarà necessario il coinvolgimento delle scuole, poiché dovranno essere proprio loro a gestire lo scambio tra gli studenti, creando appostiti punti dove mettere a disposizione i materiali.

martedì 25 agosto 2009

Il governo britannico dichiara guerra ai pirati del web

Chi sarà sorpreso a scaricare illegalmente canzoni e video protetti da copyright potrà essere isolato dalla rete. Il provvedimento verrà applicato soltanto agli utenti recidivi: prima di essere definitivamente tagliati fuori dal web, gli utenti riceveranno per posta alcuni avvertimenti.
Il governo britannico dichiara guerra ai pirati del web: chi sarà sorpreso a scaricare illegalmente canzoni e video protetti da copyright potrà essere isolato dalla rete. Il provvedimento, avanzato dal governo di Londra, si applicherà però soltanto agli utenti recidivi: prima di essere definitivamente tagliati fuori dal mondo di Internet, i pirati riceveranno per posta alcuni avvertimenti.Il sottosegretario al Tesoro, Stephen Timms, ha spiegato che il taglio della connessione a Internet sarà solo la misura finale, mentre sono previste pene minori quali il rallentamento della rete e il divieto di accesso ai siti di file-sharing. La multe inoltre potrebbero arrivare a 50 mila sterline. Il provvedimento si attuerebbe grazie a una serie di accordi tra l’Ofcom, l’autorità garante per le comunicazioni, e i provider di servizi Internet che tuttavia non hanno ancora accettato il loro nuovo ruolo di ‘spie'. L’Ofcom potrà infatti chiedere ai provider di compilare una black-list di utenti (individuabili grazie agli indirizzi Ip) che abitualmente scaricano illegalmente contenuti protetti dai diritti d’autore.La bozza del provvedimento, pubblicata dai maggiori quotidiani britannici, ha già suscitato grandi polemiche.L’«Open Rights Group», un’organizzazione nata nel 2005 in Gran Bretagna per «proteggere le libertà civili» e i diritti degli utenti di Internet, ha parlato di una «restrizione della libertà di espressione».
Fonte: Quotidiano.net

Filmano il rapporto sessuale di una tredicenne "Ora va su Youtube": calciatori denunciati

Il ricatto di due giovani sportivi sulla spiaggia di Pegli evitato da un coetaneo che racconta tutto. La giustificazione: "Era uno scherzo"
Una storia che è come un pugno allo stomaco. I ragazzi avevano i vestiti alla moda, le facce pulite. Quelle di due calciatori minorenni di una squadra giovanile di calcio, che hanno cercato di obbligare una ragazzina di 13 anni ad un rapporto orale. L´hanno minacciata di mettere in rete, sul sito Youtube, il video fatto di nascosto con il cellulare che la riprendeva mentre faceva sesso dietro gli scogli della spiaggia di Pegli con un loro compagno di squadra coetaneo, a cui il magistrato considerata l´età non è escluso possa contestare la violenza sessuale. Sono stati fermati in tempo da un altro ragazzo, che ha informato il padre di quello che stava accadendo. Erano le quattro di domenica pomeriggio. È intervenuta una Volante dell´Ufficio prevenzione generale e i due ragazzi sono stati portati in questura e interrogati fino alle quattro di mattina. Su di loro pesano accuse gravissime: tentata estorsione e violenza privata. I loro cellulari sono stati sequestrati dagli inquirenti per controllare se effettivamente avessero girato il video. I ragazzini, che facevano parte di un gruppo di quindici giocatori, hanno negato tutto e si sono giustificati con un semplice «stavamo scherzando». Quello che avrebbe dovuto essere una spensierata domenica al mare per la ragazzina si è trasformato in un incubo che sarà difficile da dimenticare. Di loro si fidava, sapeva che giocavano a calcio e li conosceva come giovani con la testa a posto. Secondo il suo racconto, ancora tutto da verificare nei dettagli, dopo che si è appartata con il giocatore, alcuni compagni hanno cominciato a prenderla in giro, scambiandola per una ragazza facile. «Volevano che facessi la stessa cosa con loro, ma io mi sono rifiutata», ha spiegato alla polizia. Due hanno tirato fuori i cellulari dalle tasche dei costumi e l´hanno minacciata di scaricare su Internet il filmato. «Ho tentato di farli smettere: piantatela, stupidi, non mi piacciono questi giochi». Per fortuna un altro giocatore ha capito che la situazione stava prendendo una brutta piega e ha raccontato al padre quello che stava accadendo. C´è stata una piccola indagine all´interno del gruppo. La ragazza in lacrime ha raccontato del rapporto sessuale, altri giocatori hanno confermato che girava voce che qualcuno avesse girato un video dai contenuti piccanti. A quel punto è stato chiamato il 113. Dopo neppure dieci minuti sulla spiaggia di Pegli è arrivata la polizia. Quando gli agenti delle volanti li hanno portati negli uffici di via Diaz per interrogarli inchiodandoli alle loro responsabilità, hanno tentato di spiegare ai due calciatori la gravità del loro gesto. Ma loro non hanno dato alcuna risposta. Hanno scrollato le spalle in silenzio. Dopo la denuncia della ragazza, agli inquirenti non è rimasto altro che procedere e i due ragazzi sono stati denunciati per tentata estorsione e violenza privata.

Fonte: L'Espresso - Stefano Origone

Crisi di coppia, adesso è colpa anche dei social network

Secondo uno studio moltiplicano le occasioni di tradimento e creano sfiducia e sospetto verso i partner
«Altro che l’idraulico o la segreteria, il bagnino o la hostess, oggi il vero pericolo per la coppia sono i social network». È quanto emerge da uno studio promosso da Found, società di digital Pr e digital marketing communication, che ha coinvolto 260 esperti tra sessuologi, sociologi, consulenti di coppia, ma anche avvocati. Gli esperti hanno analizzato le relazioni personali e le cause di litigio all’interno di coppie e di gruppi di amici che utilizzano abitualmente i più conosciuti social network della rete.

Dallo studio emerge che i social network allontanano i partner (53%), moltiplicano le ’occasioni' di tradimento (41%), ma soprattutto creano sfiducia e sospetto (36%), ma anche mancanza di dialogo all’interno della coppia. Sotto accusa non ’lo strumento', ma il suo utilizzo da parte degli utenti: troppo tempo collegati, a discapito del tempo che viene passato insieme al partner, si lasciano coinvolgere troppo (25%) e troppo facilmente si lasciano andare a confessioni e intimità, come sottolinea il 21% degli esperti che hanno partecipato allo studio. D’altra parte, come evidenzia il 58% degli esperti, il partner in carne ed ossa è ’svantaggiato': la relazione virtuale è più semplice, intrigante e meno impegnativa.

Il loro successo, spiega Found, è planetario: da solo Facebook conta più di 250 milioni di iscritti che in ogni momento e in ogni luogo ’condividonò la propria vita reale con i propri amici virtuali. Un fenomeno che apre grandi opportunità, ma che, come ha evidenziato in una recente inchiesta la Cbs, desta alcune preoccupazioni, tanto che il network televisivo ha parlato di Social Network addiction (letteralmente ’dipendenza da Social Network’). E non si tratta di un ’problema' solo americano: recenti studi, riferisce Found, hanno evidenziato come in Italia 1 minuto su 7 su Internet lo si passa su un social network, il Daily Mirror ha portato alla luce che nella sola Londra il 44% degli abitanti ammette di essere ’drogato di Facebook’ e ci trascorre fino a 30-40 ore a week-end.

Ma che effetti ha tutto questo sui rapporti interpersonali e soprattutto come influisce nei rapporti di coppia? Secondo gli esperti che hanno collaborato allo studio promosso da Found, influisce moltissimo e non certo in modo positivo, tanto che il 74% ritiene che questa ’dipendenza' da social network abbia ampliato sia in ’numero' che le ’possibili cause' di litigi e rotture all’interno della coppia. Gli esperti che hanno preso parte allo studio evidenziano come in molti casi un eccesso di ’permanenzà e di ’coinvolgimento' sui social network ha un effetto ’allontanante all’interno della coppia' (come evidenzia il 53%).

Dai focus condotti su coppie che utilizzano abitualmente questo strumento uno dei fattori di sospetto e di disturbo che emerge con maggior forza è che queste conoscenze virtuali rappresentano o comunque vengono vissute dall’altro, come una maggiore possibilità di crearsi una nuova relazione (41%), quindi con il timore di tradimenti. In molti dei partecipanti ai focus hanno ammesso che vedere il proprio o la propria partner passare tanto tempo su un social networks li porta ad avere sospetto e un calo di fiducia (36%), così come il 28% ammette che più tempo l’altro trascorre on line a scambiarsi messaggi con gli altri appartenenti al suo gruppo, minore è il dialogo che si riesce ad instaurare nella coppia, per non parlare del fatto che i discorsi diventano quasi sempre social-network centrici (23%).
Ma ad essere a rischio non è solo la stabilità all’interno della coppia, un abuso nell’utilizzo dei social network e nelle possibilità che concedono, può portare effetti negativi anche sulle relazioni sociali e su amicizie anche consolidate nel mondo reale. Found spiega che la prima accusa è relativa al concetto stesso di amicizia legato ai social network: al di là di rari casi si crea una concezione distorta e semplicistica dell’amicizia, come conferma il 71% degli esperti, per i quali l’accettare con un click un nuovo utente sulla nostra pagina è cosa ben diversa rispetto alla creazione di un vero rapporto di amicizia.
Tutto questo non significa naturalmente che i social network non andrebbero utilizzati o che rappresentano un rischio per i rapporti interpersonali, ma che sono uno strumento da utilizzare con intelligenza e prendendo alcune ’precauzionì. Found elenca le 10 principali regole da non trasgredire mai quando si utilizza l’universo social network.
Prima regola è quella relativa al ’tempo di utilizzò: mai passare più tempo nell’universo on line che in quello ’realè.
Seconda regola: il web da enormi possibilità, ma i social networks non vanno utilizzati come valvola di sfogo o un ’confessionalè dove mettere in piazza e a disposizione di tutti i propri problemi o quelli di chi ci sta vicino.
Terza regola: non crearsi un profilo "nascosto", senza informarne il partner, quando lo dovesse scoprire sarebbe autorizzato a pensare male sul motivo per cui lo avete fatto e verrebbe meno ogni fiducia.
Quarta regola: mai eccedere sul personale, sia per quanto riguarda le immagini e i temi trattati.
Quinta regola: pensate sempre bene a ciò che state postando sul vostro spazio o su quello di qualcun’ altro.
Sesta regola: non diventare monotematici e parlare solo dei social network e dei propri amici virtuali.
Settima regola: condividere con il/la partner i propri interessi e i propri amici all’interno del social network.
Ottava regola: se volete trasgredire e utilizzare un social network come terreno di caccia per nuove avventure ricordate sempre che non è così difficile essere ’pizzicati e che ciò significherebbe rovinare il vostro rapporto.
Nona regola: considerate sempre che chi vi parla dall’altra parte di uno schermo è avvantaggiato, con lui condividete solo le cose belle, mentre con il/la partner reale condividete tutto, anche gli aspetti meno piacevoli della vita di coppia.
Decima regola di Found: i social network sono divertenti, stimolanti, consentono di fare nuove conoscenze e ritrovare vecchi amici, ma non dimenticate mai che la vera vita è quella reale, di tutti i giorni, non cercate mai di sostituirla con quella virtuale e finta di un social network.
Fonte: La Stampa

Truffe sul Web, ecco i consigli per evitarle

Un ex hacker e la Polizia Postale spiegano come difendersi dalle minacce sempre più numerose che circolano su internet.

«Gentile cliente, per garantirti la massima sicurezza nei pagamenti online, CartaSì ti raccomanda di attivare la protezione anti-frode Verified by Visa per gli acquisti online…». L'ultimo, letale attacco è stato sferrato utilizzando niente meno che l'autorevole finta identità di CartaSì. Il link, fornito attraverso mail abilmente costruite, apriva una falsa pagina, appartenente al mittente simulato, in cui si chiedeva password, numeri di carta di credito, pin e/o altri dati riservati, prospettando la necessità di autenticare il messaggio. Acquisiti i dati, il truffatore li ha ovviamente usati per le sue truffe e per sottrarre ai malcapitati ingenti somme di denaro. Stesso discorso vale per i fantomatici bonus premio messi in palio da Poste Italiane e Ubi Banca. Si chiama phishing e si legge come una delle più letali truffe telematiche che il mondo stia conoscendo negli ultimi anni. Miliardi di false mail che ogni giorno, ora, secondo, sfruttando il sempre più facile furto d'identità, per truffare milioni di utenti. L'allarme è molto serio, soprattutto nel nostro paese, e i numeri lo testimoniano con certezza. Proprio l'Italia, infatti, risulta, secondo i dati dell'Osservatorio Crif, al terzo posto nel mondo per il numero di attacchi subiti da cyber truffatori. Nel 2008, nel nostro paese, sono stati 25mila i casi di frodi creditizie (con un incremento dell'11% rispetto al 2007), per un importo complessivo superiore ai 145 milioni di euro (+29%). Una conferma più che ufficiale in questo senso arriva poi da una ricerca sull'andamento del phishing mondiale effettuata dall'Antifraud Command Center di Rsa, la divisione sicurezza di Emc. Il dato definitivo parla, infatti, di un incremento del 66 per cento. In sostanza, il numero degli attacchi è passato dai 90mila registrati nel 2007, agli oltre 135mila a fine 2008. Il record degli attacchi è arrivato ad aprile, con un picco di oltre 15mila eventi segnalati. Gli Stati Uniti restano al primo posto con oltre il 40% degli attacchi, seguiti dal Regno Unito con il 37 per cento. La terza piazza sul podio spetta proprio all'Italia (10%), seguita dal Canada. Il trend si sta confermando anche in questa prima parte del 2009. L'Italia resta, infatti, in terza posizione, questa volta con il 5% degli attacchi.
Consigli utili - A fronte di una simile situazione, Istituzioni, aziende e associazioni di categoria si stanno finalmente muovendo con una certa intensità. L'obiettivo dichiarato è promuovere una sempre maggiore consapevolezza e conoscenza dei rischi correlati a una superficiale navigazione in Rete. Nonostante la crescente consapevolezza sul tema, però, il lavoro da fare resta molto. Da una parte, i navigatori continuano a denunciare eccessiva disinvoltura davanti al computer e, dall'altra, c'è un fiorire di associazioni criminali che possono ormai avere mezzi e conoscenze tecnologiche sempre più avanzate.«Sembra impossibile - ha spiegato Salvatore Aranzulla che, a dispetto dei suoi 19 anni, vanta già un passato di hacker di successo, avendo scoperto una falla niente meno che su Google.it - ma per moltissimi utenti è difficile resistere alla tentazione di cliccare istintivamente sul link a un presunto sito bancario che arriva tramite mail. Non solo, una volta truffati, gli utenti fanno fatica a denunciarlo pubblicamente per evitare la beffa degli altri. La "ricetta truffaldina" per eccellenza, comunque, è quella già citata: e-mail e siti Internet contraffatti. In questo caso, i truffatori inviano a casaccio delle mail a indirizzi pescati per la Rete, sperando che l'ingenuo di turno abbocchi. Bisogna partire dal presupposto che nessuna banca invia comunicazioni sensibili via mail ai suoi clienti. Inoltre, se una cosa è troppo bella per essere vera, probabilmente non lo è. Alcuni truffatori hanno inviato delle mail in cui promettevano "premi fedeltà". Per evitare di essere truffati, sarebbe bastata una chiamata alla propria banca che avrebbe confermato il carattere truffaldino della mail ricevuta».Il pericoloso vento dell'Est. In prima linea nella lotta alle truffe telematiche c'è da sempre la Polizia Postale. «Purtroppo - ha sottolineato Lisa Diberardino, vice questore aggiunto della Polizia Postale di Milano - va anche detto che dietro a queste truffe si muovono organizzazioni molto ampie e tecnologicamente avanzate con sede per lo più in Romania, Georgia, Bulgaria. Si tratta di associazioni che assoldano hacker molto competenti capaci di affinare sempre più le loro tecniche. Non si parla più di mail truffaldine scritte in italiano stentato, ora sono molto più credibili. Il consiglio comunque è di non cliccare mai direttamente sul link in arrivo, ma di digitare l'indirizzo che interessa sul browser di navigazione, nella maggior parte dei casi già questa operazione fuga ogni dubbio».Bisogna dunque “fare cultura” bene e in fretta, anche perché, in parallelo con queste truffe internazionali, si sta sviluppando un mercato sempre più a portata di utenti comuni. Per la cronaca, già oggi all'indirizzo Koroexp.com, al costo di 11.500 euro, chiunque può acquistare un dispositivo che, una volta applicato dove solitamente s'introduce la carta di credito o il bancomat, è in grado di scansionare la scheda e copiarne i dati. Non solo, su eBay, alla voce "sim card cloner" si trovano al costo di poche decine di euro apparecchi in grado di copiare le schede del cellulare. Attenzione alle bacheche virtuali. Il phishing, dunque, rappresenta un'attualissima minaccia globale sul Web ma, in parallelo, soprattutto a livello locale e italiano, si va diffondendo negli ultimi mesi anche una piaga più “casereccia” ma non per questo meno dannosa. Da eBay, nota piattaforma di aste online, a secondamano.it, la Rete pullula di truffatori che si spacciano per affidabilissimi negozi dopo aver rubato l'identità di qualche noto e collaudato venditore. Strumenti come le bacheche online, spazi virtuali dove è possibile esporre, a costo zero, annunci di vendita dei beni più svariati, offrono ai malintenzionati di turno opportunità ancora più ghiotte per truffare compratori spesso eccessivamente superficiali e temerari. Non servono grosse organizzazioni alle spalle, basta una semplice connessione a Internet e un minimo di nozioni informatiche.«Anche questo è un fenomeno in aumento soprattutto nel nostro paese - ha confermato Lisa Diberardino, vice questore aggiunto della Polizia Postale di Milano - Ai tempi della crisi, sono migliaia gli utenti che in Rete cercano l'affarone, l'offerta e il prezzo stracciato a tutti i costi ed è lì che si cade in trappola. Se si è interessati a un prodotto in vendita su una bacheca online non bisogna mai agire d'impulso. Per prima cosa, bisogna prendere nome e cognome del venditore e inserirli in un motore di ricerca come Google, stessa cosa per indirizzo mail e numero di telefono. Se poi è indicato il conto corrente su cui accreditare il costo della merce, bisogna verificare che la transazione non porti all'estero. In questo caso, le possibilità che si tratti di una truffa salgono, infatti, di molto. Sui conti esteri interveniamo con molta difficoltà a causa della necessità di richiedere rogatorie». Seconda cosa, altrettanto semplice, è il prezzo. Se è fuori mercato, se è eccessivamente basso, non ci sono dubbi, è una truffa.

Fonte: IlSole24ore - TOP TRADE INFORMATICA- Autore: Marco Lorusso

Truffa online per 1 mln euro

Gdf denuncia 4 persone, perquisizioni in tre regioni

(ANSA) - TREVISO, 22 AGO - Vendevano su internet palmari, tv lcd, computer e telefonini a prezzi concorrenziali, ma ottenuti in anticipo i soldi, la merce spariva. A cadere nella trappola tesa in rete da una banda di 4 persone sono stati almeno 350 'navigatori' della rete, che hanno speso complessivamente un milione di euro, senza ricevere mai quanto pattuito. Lo ha scoperto la Guardia di Finanza che ha denunciato i 4 per truffa. Perquisizioni in Veneto, Lombardia e Toscana.

Comune Milano, allarme sesso online

(ANSA) - MILANO, 23 AGO - Il Comune di Milano lancia una campagna contro gli eccessi degli on line a luci rosse diretti ai giovanissimi. A farlo, con una lettera alle famiglie, e' l'assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna. 'C'e' una dilagante cultura della micro prostituzione, e il mezzo e' diventato ovviamente la rete', afferma l'assessore. L'assessorato alla Salute denuncia che sempre piu' studentesse si prostituiscono davanti a web-cam casalinghe per arrotondare la paghetta.

Internet: boom pirateria videogiochi

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - E' in aumento su Internet il commercio illegale dei dati di accesso ai videogiochi online che si possono installare o usare con una password. Lo rivela una studio di G Data Security Labs. I ricercatori hanno individuato centinaia di forum illegali che vendono dati di accesso rubati ai giocatori per meno di due euro. Per G Data, sono 'World of Warcraft' e 'Steam' i giochi piu' presi di mira dai cyber criminali, che riescono a rubare i dati con uno speciale 'malware' introdotto nel pc degli utenti.

Raffina la tua ricerca su Google

Google Hacks è un modo per semplificare la ricerca su Google, permettendoti di utilizzare, senza conoscerli, i parametri di ricerca avanzata del famoso search engine. Comodo e gratuito, ma privo di opzioni.
Che Google sia il motore di ricerca preferito da molti, non è un mistero. Le pagine indicizzate ormai non si contano più, sono milioni su milioni. Ma proprio per questo possono sorgere problemi: se non usi criteri di ricerca ad hoc, puoi ritrovarti con risultati poco utili o completamente lontani da quelli che ti aspettavi. Google Hacks vuole evitare proprio questo, offrendoti uno strumento per rendere più precisa la tua ricerca. Meno quantità, più qualità.
Google Hacks mostra un'interfaccia molto semplice, e il tuo unico compito sarà quello di indicare una o più parole chiave e il genere di documento o pagina che stai cercando, selezionandolo da una lunga lista comprendente audio, video, libri, applicazioni, file in formato Torrent e molto altro. Per alcune di queste categorie potrai indicare a Google Hacks anche una o più estensioni da includere nella ricerca. Per esempio, selezionando la categoria video, avrai modo di specificare se includere file in formato DIVX, AVI, MPEG, FLV o WMW.
Cliccando sul pulsante Search, Google Hacks aprirà il tuo browser predefinito, generando automaticamente i parametri di ricerca avanzata e restituendoti così risultati mirati su Google. È uno strumento che facilita la ricerca di dati sul web, funziona abbastanza bene, ma a volte potresti non trovare a primo colpo quello che cerchi.

domenica 23 agosto 2009

Software illegale in azienda: chi è responsabile?

Se ai giorni d’oggi, da un controllo della Guardia di Finanza, risultasse un software pirata su di una postazione in uso ad un dipendente, ne risponderebbe l’azienda oppure il dipendente?
Per dare una risposta occorre fare riferimento alla normativa in materia di diritto d’autore, e nello specifico occorre analizzare la Legge 22 aprile 1941, n. 633, dove è espressamente indicata la disciplina relativa alla protezione delle opere d’ingegno di carattere creativo compresi i programmi per elaboratore. In questo caso la duplicazione abusiva di software può essere perseguibile con le stesse pene del reato di truffa o furto nelle rispettive ipotesi non aggravate, senza contare che le sanzioni amministrative comminate congiuntamente a quelle penali, talvolta superano le pene pecuniarie previste per i reati di spaccio internazionale di droga. Con una sentenza la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del titolare di un’azienda, in cui si erano trovati programmi copiati illegalmente. Nel giugno 2007, il Gup del Tribunale di Lecco aveva condannato un professionista alla pena pecuniaria di 9.400 euro(di cui 5.400 in sostituzione di 4 mesi di reclusione) e questi aveva fatto ricorso alla Suprema Corte. Ma la terza sezione penale ha respinto il ricorso precisando che "la detenzione e l'utilizzo di numerosi programmi software, illecitamente riprodotti, nello studio professionale o presso le aziende, rende manifesta la sussistenza del reato contestato, sotto il profilo oggettivo e soggettivo". Nella sentenza emessa dalla Cassazione penale, III Sezione, 19 giugno 2008 (udienza 8 maggio 2008), n. 2510, si legge espressamente: “La detenzione e l’utilizzo di numerosi programmi software, illecitamente riprodotti, nello studio professionale rende manifesta la sussistenza del reato di cui all’art. 171–bis, comma 1, L. 633/1941, come modificato dalla L. 248/2000 (Duplicazione ed altre azioni illecite su programmi per elaboratore e su banche dati), sotto il profilo oggettivo e soggettivo. Per la configurabilità del reato in questione non è richiesto, infatti, che la riproduzione dei software sia finalizzata al commercio, né il dolo specifico del fine di lucro, essendo sufficiente il fine del profitto.” In questo caso si è ritenuto perseguibile il titolare dell’attività, ma nel caso di un dipendente? Chi è quindi responsabile? Se una società utilizza software senza possedere la relativa licenza o acquista nuovi PC il cui software precaricato non è originale, possono essere ritenuti responsabili – a seconda delle circostanze:
- i soggetti che abbiano materialmente compiuto la duplicazione (dipendenti, responsabile IT, ecc..)
- i soggetti con poteri direttivi che abbiano partecipato o comunque delegato la duplicazione e/o la detenzione abusiva. E’ comunque sempre consigliabile, per poter capire su chi ricade la responsabilità, che l’azienda sottoponga a mappature le risorse informatiche, ovvero appuntarsi in maniera schematica tutti i programmi installati su ogni singolo computer, per poter verificare nel tempo quali programmi sono in esubero rispetto a quelli forniti in partenza al proprio dipendente.
In tal caso la responsabilità penale risulterebbe essere del dipendente, che evidentemente ovviando alle direttive ed ai controlli dell’azienda, sarà penalmente perseguibile. Per sottrarsi a responsabilità per omissione di controllo, il datore di lavoro dovrà dunque procedere ad attuare un processo di responsabilizzazione degli utilizzatori finali dei programmi(i propri dipendenti), attraverso la diffusione di indicazioni e policy aziendali sulla gestione dei programmi, mediante una campagna di informazione circa i rischi penali connessi all'uso indebito del mezzo informatico o alla riproduzione non autorizzata di software. Anche perché le pene previste in caso di violazione sono pesanti: reclusione da 6 mesi a 3 anni; multa che va dai 2.500 ai 15.500 euro Una maggiore sensibilità da parte dell’azienda sulla gestione e la mappatura delle risorse informatiche eviterebbe sicuramente di incorrere in rischiose condotte penalmente perseguibili in modo anche piuttosto pesante. Grazie alla risonanza mediatica, questo potrebbe agire da deterrente anche per la pirateria ad uso personale del dipendente.

Monito Ue: chi non sa usare le nuove tecnologie fa “harakiri”

Secondo il commissario Viviane Reding le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte. Anche se negli ultimi tre anni è accresciuta di almeno il 3% l’alfabetizzazione di donne, disoccupati e chi ha un basso livello d’istruzione, ben due cittadini dell’Ue su tre rimangono esclusi: solo il 60% sa usare gli strumenti informatici e appena il 56% si connette a internet almeno una volta alla settimana.
Oggi i cittadini ma soprattutto giovani non possono rimanere indifferenti alla presenza massiccia nella vita moderna delle nuove tecnologie: chi non sa collegarsi con i canali della tv digitale, navigare su internet, usare la posta elettronica o un motore di ricerca e si disinteressa dei social networks, come Facebook e Twitter, compie una sorta di auto-eliminazione preventiva dalla società e dal mondo dal lavoro.
Ormai questi concetti sono di pubblico dominio. Ma evidentemente non tutti i giovani hanno recepito il messaggio. Per questo la Commissione europea ha esortato gli Stati membri e l'industria dei media a sensibilizzare maggiormente il pubblico e ad educarlo ai media, consentendo a tutti di accedere a immagini, suoni e testi, di analizzarli e valutarli, e di usare gli strumenti, nuovi e tradizionali, per comunicare e creare contenuti mediatici. "Interagire con i media - ha spiegato Viviane Reding, commissario per i Media e la Società dell'informazione –, al giorno d'oggi, significa molto di più che scrivere ad un giornale: grazie ai media, e soprattutto alle nuove tecnologie digitali, sono sempre di più i cittadini europei che possono partecipare al mondo della condivisione, dell'interazione e della creazione". Per questi motivi "le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale – ha spiegato il commissario dell’Ue - avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte". In alcuni Paesi, come Svezia, Irlanda e Gran Bretagna, questo tipo di contenuti fanno già parte dei programmi scolastici. Ed anche le nuove tecnologie (come il sito internet britannico ‘kidSMART’ che insegna ai giovani come usare i siti di socializzazione in rete in modo sicuro) sembrano ormai progettate per aiutare gli ultimi arrivati. E non solo a fornire indicazioni tecniche, ma anche a tutelare la privacy e le informazioni personali sempre molto appetite dai distributori di pubblicità on line.
Le categorie più a rischio sono proprio i neofiti o coloro che non hanno mai avuto modo di accedere alle nuove tecnologie digitali. Un gruppo di cittadini ancora molto folto, poiché nel 2009 riguarda da vicino almeno un cittadino europeo su tre. Dai dati della Commissione emerge infatti che appena il 60% dei cittadini Ue sa usare gli strumenti informatici e che appena il 56% si connette a internet almeno una volta alla settimana. Certo, le cose stanno migliorando. Soprattutto tra i cittadini partiti con un gap alto: l’Ue ha fatto sapere che dal 2006 le competenze in materia di computer e di internet tra le donne, i disoccupati e le persone con più di 55 anni sono cresciute del 3% rispetto alla popolazione totale. Tra questi rientrano anche coloro che hanno un basso livello di istruzione: dal 53,5% del 2005 al 62,5% nel 2008. Anche i disoccupati usano sempre di più la rete, ovvero l'80,3% nel 2008 contro il 74,4% nel 2005. Tuttavia, sebbene le connessioni a banda larga siano sempre più economiche, il 24% dei cittadini Ue senza internet a casa afferma di non averlo poiché non sa usarlo. Un dato su cui i teorici dell’alfabetizzazione informatica farebbero bene a soffermarsi.

Padova, ragazzina ricattata da un coetaneo con mms a luci rosse


Non ci sono più i giovani di una volta. La storia che arriva da Padova conferma questa convinzione e mette una forte sottolineatura su i pericoli che si possono incontrare con un uso non appropriato del cellulare. La sfortunata protagonista di questa storia é una ragazzina di soli tredici anni che si era invaghita di un suo coetaneo. Dopo aver ottenuto il numero del cellulare del ragazzo si é messa a “messaggiare” con lui utilizzando il cellulare di sua madre. E dopo alcuni messaggi il giovane ha azzardato una richiesta hard : delle foto di lei a seno nudo.
La giovane ragazzina, sperando così di fare colpo sul ragazzo, ha acconsentito e ha spedito alcuni mms che la ritraevano a seno scoperto. Foto che hanno convinto il ragazzo a osare di più chiedendole degli altri mms di lei completamente nuda. Al netto rifiuto della giovane é arrivato il ricatto con la minaccia di passare tutti gli mms agli amici di lui. A questo punto la ragazza é stata presa dal panico e si é rivolta alla madre temendo di essere finita in contatto con qualche pedofilo. La madre ha immediatamente avvisato le forze dell’ordine che nel giro di pochi giorni hanno appurato che non si trattava di un adulto, ma di un ragazzino coetaneo della giovane.
Il pm Emma Ferrero, che aveva aperto un’indagine per estorsione, ha così fatto una segnalazione alla procura dei minori. Non é la prima volta che fatti del genere accadono nel padovano. Il più clamoroso é datato al 2006 quando un ragazzo mise per vendetta il video della sua ex ragazza in doccia, una giovane di sedici anni di Piove di Sacco, nella rete.